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Novità UE 1926/2025: attenzione ai nuovi codici per materiali strategici

Dal 1 gennaio 2026 con l’entrata in vigore del Regolamento UE 1926/2025 arrivano modifiche significative alla nomenclatura per import ed export: nuovi codici e aggiornamenti che possono comportare variazioni di classificazione doganale. Le aziende sono pronte?
Tra le novità più rilevanti spiccano l’introduzione di codici per materiali strategici e componenti per energie rinnovabili, nonché aggiornamenti a voci già esistenti che richiedono attenzione da parte di operatori e spedizionieri.

I nuovi inserimenti riguardano, tra gli altri, composti per batterie (litio, nichel, manganese, cobalto), semiconduttori e wafer fotovoltaici, componenti per torri eoliche, macchinari per impianti idroelettrici ed eolici e componenti per l’economia dell’idrogeno come celle a combustibile e convertitori.
Questi codici possono determinare un cambio di classificazione tariffaria con impatti su dazi, certificazioni e procedure doganali.

Sono inoltre state aggiornate note e descrizioni su capitoli esistenti: modifiche a prodotti della pesca, fibra di vetro, viteria, carrelli elevatori e la soppressione di una nota relativa agli articoli natalizi.
Si raccomanda alle aziende di verificare le nuove codifiche e, se necessario, aggiornare le dichiarazioni doganali e i sistemi di gestione merci per evitare errori di classificazione.

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CBAM, si parte: facciamo il punto

Terminata la fase transitoria, CBAM, il tributo ambientale previsto dalla UE entra nel vivo.

Facciamo insieme un veloce recap anche alla luce delle semplificazioni previste dal Reg., UE 2025/2083 e dei chiarimenti contenuti nella circolare ADM n°36/2025

 

Cosa è il CBAM

Il CBAM nasce principalmente per combattere il c.d. dumping ambientale: impedire cioè che le merci importate da Paesi extra-UE godano di un indebito vantaggio competitivo legato all’assenza di costi legati alla carbonizzazione nei rispettivi Paesi d’origine, contrariamente a quanto avviene nell’Unione Europea,

Che prodotti riguarda

  • I settori coinvolti sono: Cemento, Ferro e Acciaio, Alluminio, Fertilizzanti, Energia Elettrica e Idrogeno. Per capire concretamente se il prodotto importato rientra nelle categorie CBAM è necessario avere particolare attenzione alla Nomenclatura Tariffaria e all’origine della Merce.
  • Per un elenco delle Nomenclature tariffarie coinvolte, consultare agli Allegati I e II  del Regolamento 2023/956
  • Prodotti importati diversi da quelli indicati nell’Allegato I e II ma contenenti materiale assoggettato alla normativa CBAM non sono soggetti a dichiarazione.

Passaggio fondamentale: diventare Dichiarante CBAM Autorizzato

E’ necessario che questi operatori provvedano ad inoltrare la richiesta per diventare Dichiarante e avere un Conto CBAM seguendo la procedura pubblicata sul sito del Ministero dell’Ambiente  (https://www.ets.minambiente.it/CBAM/Status):

  • Importatore
  • Rappresentante doganale indiretto, nel caso l’importatore sia extra UE
  • Rappresentante doganale indiretto che abbia accettato gli obblighi derivanti dalla normativa (ex art.32, Reg.2033/956)

Quindi, da ora?

Gli importatori che durante il 2026 prevedono di superare le 50 ton. di importazione (soglia modificabile dalla UE ogni anno entro il 30 aprile) devono presentare domanda per la richiesta dello status di dichiarante CBAM tassativamente entro il 31 marzo 2026, pena il blocco delle importazioni coinvolte da quella data.

Sarà indispensabile quindi ottenere dai fornitori extra UE i dati sulle emissioni dirette e indirette generate nei loro impianti (verificate da un Ente certificatore accreditato) oppure utilizzare i valori di default pubblicati dalla Commissione Europea.

Gli importatori dovranno infine considerare queste scadenze:

  • entro 30 settembre 2027: presentazione della prima dichiarazione CBAM per il 2026
  • dal 1 febbraio 2027: saranno messe in vendita agli importatori i Certificati CBAM caricati sul Conto CBAM che incorporano le emissioni di CO2 per le merci importate nel 2026
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Dazi USA: aggiornamenti e prime indicazioni: si parte dal 7 agosto 2025

Lo stato dell’arte

Il 31 luglio 2025 è stato firmato dal Presidente degli Stati Uniti d’America un Executive Order (EO). Con questo atto sono state introdotte nuove misure di politica commerciale verso molti Paesi,  UE compresa.

Per le importazioni dall’Unione Europea

  • Le tariffe al 15% all’importazione in US di prodotti UE saranno applicate dal 7 agosto 2025.
    Prevista una soglia massima del 15%. Questo quindi comporta che gli attuali dazi inferiori a 15% saranno integrati per raggiungere questa soglia, nessun dazio integrativo invece per i prodotti che già versano un dazio superiore.

Importazioni in USA da Paesi non UE

  • Per le importazioni in USA dagli altri Paesi, troveranno applicazione le aliquote indicate nell’ Allegato I all’EO, tranne eventuali diversi accordi in futuro.
  • Per i Paesi non elencati nell’Allegato I – salvo diversa indicazione contenuta nell’EO – troverà applicazione un’aliquota ad valorem aggiuntiva del 10% (vedi EO 14257).

Azioni necessarie per le imprese esportatrici

Per affrontare queste novità, le aziende devono necessariamente affrontare un percorso di compliance doganale e valutare eventuali opportunità derivante dal nuovo quadro di norme. Ecco i passaggi principali:

1. Controllo preciso della classificazione doganale americana (HTSUS): procedere con la revisione per singolo codice per ottenere una corretta attribuzione dei codici HTSUS, a partire dalla quale verrà applicata l’aliquota al momento dell’ingresso della merce negli USA. (es. revisione complessiva della scheda tecnica di prodotto)  Per le Linee Guida ufficiali USA, clicca qui

2. Controllo puntuale dell’origine delle merci destinate all’esportazione negli Stai Uniti per prevenire eventuali problemi con la Dogana statunitense U.S. Customs and Border Protection (CBP). Fondamentale per le imprese sarà predisporre procedure strutturate di raccolta, verifica e conservazione della documentazione a supporto dell’origine.

3. Revisione della supply chain in ottica di compliance

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“Adelante, Pedro, con juicio”: l’Intelligenza Artificiale per l’export delle PMI

L’IA è sempre più cruciale per le PMI italiane: la necessaria espansione dei mercati e la variegata dimensione dell’assistenza alla clientela sono elementi che incidono sulla competitività aziendale.
In questo contesto, l’Intelligenza Artificiale (IA) si presenta come strumento – per molti ancora totalmente sconosciuto – sicuramente strategico in una dimensione di mercati internazionali sempre più esposti non solo a variabili economiche ma anche a quelle geopolitiche.
Uno strumento potente, quindi, da conoscere in tutte le sue implicazioni.

Il sito www.export.gov.it offre un interessante vademecum sull’argomento, a partire dalla definizione

Cos’è l’Intelligenza Artificiale?

L’Intelligenza Artificiale è un campo dell’informatica che mira a sviluppare sistemi e tecnologie in grado di eseguire compiti che normalmente richiedono l’intelligenza umana. Questi sistemi utilizzano algoritmi complessi e si basano di meccanismi di apprendimento automatico (machine learning) e reti neurali artificiali per analizzare dati, trarre conclusioni e prendere decisioni in modo autonomo.

Applicazioni dell’IA per le PMI nell’export

L’Intelligenza Artificiale può essere di supporto in molteplici attività legate all’export. Vediamo insieme quali.

Analisi dei Dati

L’IA può aiutare le PMI a ottimizzare le attività legate alla raccolta, elaborazione e analisi di enormi quantità di dati raccolti da diverse fonti e provenienti da diversi mercati esteri. Queste analisi dei dati, ad esempio, possono fornire informazioni preziose sul comportamento dei clienti, le tendenze del mercato e le opportunità di espansione commerciale. Le PMI possono utilizzare queste informazioni per prendere decisioni più informate sull’espansione internazionale e le strategie commerciali.

In termini pratici, questo significa che le PMI possono raccogliere e analizzare dati provenienti da fonti come social media, siti web, e-commerce, sistemi di gestione dell’inventario e altre risorse. Questi dati possono includere informazioni sul comportamento degli acquirenti, le preferenze dei clienti, le recensioni dei prodotti, le fluttuazioni di domanda e offerta, le condizioni di mercato e molto altro ancora.

Una volta raccolti, i dati vengono elaborati e analizzati dai sistemi di Intelligenza Artificiale, che utilizzano algoritmi sofisticati per individuare pattern, tendenze e informazioni rilevanti. Ad esempio, l’IA può rivelare se c’è un aumento della domanda per un particolare prodotto in un determinato paese o se ci sono segnali di cambiamento nelle preferenze dei clienti.

Personalizzazione dell’offerta

Grazie all’IA, le imprese possono sviluppare e personalizzare con maggiore facilità i loro prodotti o servizi in modo da differenziarli dalla concorrenza nei mercati esteri. Ad esempio, un’azienda potrebbe personalizzare il suo sito web, i materiali di marketing o persino il proprio prodotto in base alle preferenze e alle aspettative dei clienti in un determinato paese.

Questo livello di personalizzazione non solo soddisfa meglio le esigenze degli acquirenti, ma può anche contribuire a posizionare l’azienda come un marchio riconoscibile e affidabile sul mercato internazionale.

Inoltre, riducendo i costi relativi allo sviluppo di prodotti su misura, l’IA aiuta le imprese a mantenere una maggiore flessibilità nell’offerta e a rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato, aumentando le possibilità di successo sul mercato internazionale.

Automazione dei processi

L’IA può essere utilizzata per automatizzare i processi operativi quotidiani, eliminando l’inefficienza derivante da compiti ripetitivi e time-consuming. Ad esempio, nell’ambito della logistica, i sistemi basati su IA possono pianificare itinerari ottimizzati per la distribuzione dei prodotti, tenendo conto delle condizioni stradali in tempo reale e dei tempi di consegna previsti. Questo non solo riduce i costi legati al trasporto, ma migliora anche la puntualità delle consegne.

Nel controllo di qualità, l’IA può essere impiegata per analizzare dati e rilevare eventuali anomalie o difetti nei prodotti in modo più preciso e veloce rispetto all’ispezione manuale. Ciò contribuisce a garantire la qualità dei prodotti e a ridurre i rifiuti e gli sprechi.

Predizione della domanda

L’IA utilizza dati storici, indicatori di mercato e altri fattori rilevanti per generare previsioni accurate sulla domanda futura. Questo processo di analisi avanzata consente alle PMI di anticipare le fluttuazioni del mercato e di adottare una strategia di produzione e distribuzione più agile e mirata.

Ad esempio, se è previsto un aumento della domanda per un certo prodotto in un determinato mercato estero, l’azienda può adattare la produzione e la logistica, garantendo che ci siano abbastanza prodotti disponibili per soddisfare la crescente richiesta. D’altra parte, se l’IA segnala una possibile diminuzione della domanda in un altro mercato, l’azienda può ridurre la produzione per evitare scorte eccessive.

Questa capacità predittiva dell’IA non solo consente alle PMI di ottimizzare la gestione delle risorse, ma contribuisce anche a migliorare la soddisfazione del cliente. Infatti, le aziende saranno in grado di fornire prodotti o servizi tempestivamente e in linea con la domanda effettiva, evitando così la frustrazione dei clienti dovuta a ritardi o a prodotti non disponibili.

Assistenza virtuale

L’assistenza clienti può essere migliorata tramite chatbot e assistenti virtuali basati su IA che sono in grado di rispondere rapidamente alle domande dei clienti e gestire le loro esigenze in qualsiasi momento del giorno o della notte, senza dover attendere l’orario lavorativo. Questa risposta immediata e costante, non solo soddisfa le aspettative dei clienti moderni, che desiderano una comunicazione fluida e senza interruzioni, ma libera anche il personale per concentrarsi su questioni più complesse e strategiche.

Inoltre, l’IA può gestire le richieste dei clienti in diverse lingue, abbattendo le barriere linguistiche e agevolando la comunicazione con clienti provenienti da tutto il mondo. Questa capacità multilingue amplia il raggio d’azione delle imprese, consentendo loro di servire clienti internazionali in modo più efficace.

Migliorare l’esperienza del cliente attraverso chatbot e assistenti virtuali, inoltre, non si limita solo a rispondere alle domande o ai problemi dei clienti. Questi strumenti possono anche raccogliere dati sugli utenti e le loro interazioni, consentendo alle aziende di personalizzare ulteriormente l’assistenza e di anticipare le esigenze dei clienti.

Sfide e considerazioni etiche

Nonostante i vantaggi evidenti, l’implementazione dell’IA comporta anche sfide e considerazioni etiche da non sottovalutare. È importante, ad esempio, garantire la sicurezza dei dati, la trasparenza nei processi decisionali automatizzati e la tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle imprese sarà sempre più rilevante nei prossimi anni, ma affinché il suo utilizzo possa generare un vantaggio competitivo rilevante con un impatto positivo lungo la export value chain, la condizione preliminare deve necessariamente essere la consapevolezza da parte delle imprese di ogni dimensione e settore che il proprio futuro deve passare, più in generale, per la trasformazione digitale. Deve dunque esserci la volontà di mettere in discussione il modus operandi e la struttura stessa delle aziende, aprendosi al cambiamento ma al contempo gestendolo pro-attivamente.

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